Dalla medicina dell’osservazione ai biomarcatori: oggi la diagnosi passa anche dal respiro

28 novembre 2025

Dalla medicina dell’osservazione ai biomarcatori: oggi la diagnosi passa anche dal respiro

La storia della medicina è un percorso fatto di scoperte, strumenti e idee che hanno radicalmente cambiato il modo in cui comprendiamo la malattia. Per secoli il medico ha basato le proprie diagnosi soprattutto sui sensi: l’osservazione della pelle, l’ascolto del torace, la palpazione degli organi. Il corpo veniva interpretato attraverso ciò che era percepibile.

Dalla percezione alla misurazione

Il grande cambiamento arriva tra Settecento e Ottocento, quando la medicina inizia a misurare ciò che prima poteva solo intuire. L’introduzione del termometro, dello sfigmomanometro e dello stetoscopio permette di trasformare sensazioni in numeri, rendendo la diagnosi meno soggettiva e più affidabile.

Poco dopo, la microscopia apre un nuovo orizzonte: non più solo il corpo, ma i suoi tessuti e le sue cellule diventano oggetto di osservazione scientifica. È la nascita della medicina di laboratorio.

L’Ottocento e il Novecento portano ulteriori rivoluzioni: dai raggi X all’ecografia, dalla TAC alle prime analisi chimiche del sangue, come glicemia e creatinina. Parallelamente, i laboratori clinici introducono standard e protocolli che rendono queste misurazioni ripetibili, precise e universalmente riconosciute.

I biomarkers e la medicina di precisione

L’ultimo ventennio segna un ulteriore salto evolutivo: l’arrivo della medicina di precisione, che studia ciò che differenzia un individuo dall’altro e una malattia dall’altra.

È in questo contesto che si afferma il concetto di biomarcatore. Un biomarcatore è una caratteristica biologica misurabile (una proteina, una molecola, un gene, un metabolita) che fornisce informazioni su processi fisiologici, patologie o risposte ai trattamenti.


 In altre parole, è un segnale che il corpo ci invia e che possiamo analizzare per capire se tutto procede come dovrebbe o se qualcosa sta cambiando.

A cosa servono i biomarcatori?

  • Diagnosi precoce: individuano alterazioni biologiche prima che compaiano i sintomi.
  • Prognosi: aiutano a prevedere il decorso di una malattia.
  • Monitoraggio; seguono l’andamento di una patologia nel tempo.
  • Valutazione terapeutica: misurano la risposta ai trattamenti per personalizzare la cura.
  • Prevenzione: identificano individui a rischio e permettono interventi più tempestivi.

Il loro valore non è solo diagnostico, ma strategico: sono strumenti chiave per una medicina sempre più predittiva e personalizzata.

Quali tipi di biomarcatori esistono?

  • Proteine: tra i più comuni, cambiano rapidamente in risposta a processi fisiologici o patologici.
  • DNA: mutazioni, varianti o segnali epigenetici possono indicare predisposizioni o stati di malattia.
  • RNA: come i microRNA, che si modificano in modo molto specifico nelle diverse patologie.
  • Metaboliti: piccole molecole derivanti dal metabolismo cellulare, indicatori di disfunzioni sistemiche. Tra questi, troviamo i VOCs (Volatile Organic Compounds): composti organici volatili presenti nel respiro umano, una delle nuove frontiere della diagnostica non invasiva.

I VOCs e il respiro come nuova fonte di informazioni

I VOCs, tra i biomarcatori più innovativi, sono particolarmente interessanti perché permettono di analizzare il metabolismo in maniera semplice e non invasiva.


 Pattern specifici di VOCs possono essere correlati a:

  • malattie metaboliche
  • infezioni
  • infiammazioni
  • tumori

È proprio da questo filone che nasce la breath analysis e il il progetto Mistral.

Un nuovo paradigma diagnostico

Oggi, grazie a tecnologie come quelle di Mistral, anche il respiro diventa un parametro capace di offrire informazioni uniche sulla nostra salute in modo rapido, sicuro e non invasivo.

Investire nella ricerca sui biomarcatori significa avvicinarsi sempre di più a una medicina:

  • personalizzata, perché centrata sull’individuo
  • predittiva, perché capace di anticipare la malattia
  • preventiva, perché permette interventi tempestivi
  • non invasiva, perché semplifica l’accesso alla diagnosi

Una medicina che mette la persona al centro, a partire da un semplice respiro.

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